Sivut kuvina
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Ma tutto quanto pur l'hebbe a passare,
Usbergo, e maglia tutt' hebbe passato,
Fer'l Baron' al quanto nel costato.

Bojardo.

Dicea Rinaldo a lui, deh tieni a mente
Chi meglio di noi dua di spada fera,
E gli va adosso iniquitosamente,
Com'egli vide quella faccia altiera,
Volta le spalle, e non tardava niente,
Forte correnda fugge a una riviera :
Questa riviera un ponte sopra havea,
Una fol pietra quel ponte facea.

Nel capo di quel ponte era un' anello,
Dentro gli attacca il Giante l'ancino
E già Rinaldo è sopra'l ponticello,
Che correndo al pagan' era vicino,
Tirò l'ingegno con gran forza il fello,
La pietra profondava, ò Dio divino
Dicea Rinaldo ajuta, è madre eterna,
Cofi dicendo và ne la caverna.

Era la tana oscura, e tenebrosa,
E sopra d'effn la fiumara andava,
Una catena dentro v'era ascosa :
Che'l caduto Baron tosto legava.
E quel Gigante già non si riposa,
Cofi legato in spalla se'l portava :
A cui dicendo, perche davi impaccio
Al mio compagno, ecco io t'ho giunto allaccio.

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Bojardo.

Cofi dicendo già sono su'l ponte,
Che del crudel castello era l'entrata,
Teste d'uccisi ne la prima fronte.
E gente morta vi pende appiccata ;
Mà quel, ch'era più oscuro, in un gran monte
Le membra vive parea alcuna fiata;
Vermiglio è lo castello, e da lontano,
Sembrava foco, ed era sangue humano.

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Andava il cavalier qualche fiata,
A quella selva ch' e fu la marina,
Dove giongesti tu questa mattina.

Bojardo.

E passar per lo bosco hebbe sentito,
Un'altro cavalier, ch' à caccia andava,
Si come à lutti fe il cortefe invito,
Et à la rocca qui suso il menava,
Fu quest' altro ch' io dico mio marito,
Marchino il fir d'Aronda fi chiamava,
Che fu menato dentro à questa stanza,
Er honorato assai com'era usanza.

Hor come volse la disaventura,
Gli occhi à la bella Stella hebbe voltato,
E fu preso d'amore oltre misura,
E seco pensò il viso delicato,
Di quella mansueta creatura,
In somma è dentro il cor tanto infiammato,
Ch' altro no'l stringe, nè d'altro ha pensiero.
Se non di tor la donna al cavaliero.

Da questa rocca si parte il felone
Torna cambiato in viso à meraviglia,
Altro che ei non sapea de la cagione,
Parte d'Aronda con la sua famiglia,
Porta l'insegne seco di Grifone,
E di persona alquanto il raffimiglia,
E suoi compagni nel bosco nascose;
L'insegne, e l'arme pur con elli pose.

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E come à caccia tutto disarmato
Va per la selva, e forte suona un corno,
Il cortese Grifon l'hebbe ascoltato,
Ch'era nel bosco anchor' egli, quel giorno,
In quella parte tosto ne fu andato;
Marchino'i falfo fi guardava intorno,
E come non havelle alcun veduto
Forte diceva, io l'haverè perduto.

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L'animal, che è più crudo, e spaventevole,
Et è più ardente, che fuoco che sia;
E la moglie che fu un tempo amorevole,
Che disprezzata cadde in gelosia,
Non è leon ferito più spiacevole,
Nè la serpe calcata è tanto ria,
Quanto è la moglie ria à quella fiata,
Che per altrui si vede abbandonata.

Et io ben lo fò dir, che lo provai,
Quando avisata fai di questa cosa,
Io non sentei maggior doglia giamai,
E quasi venni in tutto rabbiola,
Ben lo mostrò la crudeltà ch'usai,

Che

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